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Palermo

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Posta sulla costa nord-occidentale della Sicilia e distesa tra l’omonimo golfo sul mar Tirreno e i monti che circondano gli agrumeti della Conca d’Oro (tra i quali svetta a nord e sul mare Monte Pellegrino) la parte più antica della città mostra principalmente due aspetti, quello più originale, depositario di monumenti e memorie del periodo arabo-normanno e l’anima barocca, che vi si è sovrapposta nei sec. XVII- XVIII, durante il Viceregno spagnolo e il Regno borbonico e che oggi risulta predominante.

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Oggi il capoluogo di regione siciliano, la meravigliosa città del passato dalla posizione geografica e dal clima invidiabili, spesso immortalata con le sconfinate distese dei suoi agrumeti o con palme e fichi d’India a farle da cornice, presenta i segni della modernità e della disordinata espansione demografica ed edilizia. Non è più (soltanto) la splendida località da cartolina, da ammirare per i suoi ricchi mercati o per i tessuti ricamati bizantini o per la perfetta proporzione e convivenza fra natura e parte urbanizzata. 
Palermo è resa ancora più misteriosa e, per ciò stesso, affascinante proprio dalla stridente contraddizione fra il suo passato e il suo presente, dalla convivenza di monumenti bellissimi, edifici stupendi e rigogliosi giardini accanto ai recenti eccessi architettonici e popolari. Una città con un centro iperattivo e con periferie pulsanti di vita, del cui fermento il traffico ingestibile e caotico costituisce una esemplare rappresentazione. 
Benché i Greci non si impossessarono mai della città, il nome deriva dal greco pànormos, cioè “tutto porto” e infatti il porto antico si sviluppava molto più all’interno dell’abitato rispetto a quello attuale. Per primi i Fenici valorizzarono una località marina che per clima, paesaggio ed entroterra si sarebbe col tempo rivelata una miniera di inesauribili ricchezze. Essi vi impiantarono uno scalo commerciale nel VIII sec. a.C. denominandola Ziz (fiore). Per gli Arabi, l’importanza e la bellezza progressivamente acquisite dalla città suggerirono l’adozione di un nome in perfetta assonanza col primo e la denominarono quindi Aziz, “la Splendida”.

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La multiculturalità ed il viavai continuo di genti così diverse fra loro determinarono l’adozione di una forma di linguaggio, il cosiddetto sabir che mescolava insieme, per ragioni opportunisticamente commerciali, i differenti idiomi dei mercanti e dei naviganti mediterranei. Una località talmente internazionale che scelse come originario Patrono cittadino “il moro” San Tommaso.
Autori del passato riferiscono di una Palermo "giardino delle delizie", "città dei minareti" e dalle centinaia moschee, che rivaleggiava con Cordova e Baghdad per il primato tra le più belle e fiorenti capitali del mondo allora conosciuto. E, benché non fossero realisticamente 300mila gli abitanti della “piana degli orti” al tempo della conquista normanna, certamente poteva posizionarsi al secondo posto dopo Costantinopoli tra le città cristiane più popolose al mondo.
Il geografo arabo Idrisi, funzionario di corte del Re Ruggero II la descriveva come “la più grande e la più bella metropoli del mondo e le sue bellezze sono infinite (…) con abbondanti corsi d’acqua e ogni genere di frutti, i suoi edifici abbagliano lo sguardo, le sue difese sono inespugnabili”. Arrivando persino a definirla più ricca e prosperosa dell’intera Inghilterra!

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Negli usi, costumi e tradizioni l’odierna città e la sua cittadinanza manifestano straordinariamente quanto siano oggi il prodotto dell’atavica stratificazione, mescolanza e compresenza di razze e di popoli estremamente diversi, tutti egualmente determinanti per la sua storia ed il suo aspetto urbanistico.
I primi testi scritti di un certo riscontro e valore storico risalgono agli anni della dominazione Araba mentre poche sono le testimonianze dei periodi precedenti. E’ infatti con i musulmani, tra l’831 ed il 1072, che inizia ad affermarsi la sua importanza politica ed economica, sublimata successivamente dall’insediamento dei Normanni che resero la città capitale dell’intera isola. Palermo acquisisce e mantiene così fino alla metà del XIII sec. una floridezza culturale e uno splendore artistico mai più raggiunti in epoche successive. Testimonianze di questo periodo sono taluni magnifici edifici che presentano caratteristiche uniche e singolari particolarità, risultato della fusione e compresenza di elementi arabi, latini e bizantini.
Particolarmente evidente è, ad esempio, lo stile arabo nella struttura della Zisa o della Cuba; ammirevoli per l’aspetto ed i mosaici bizantini la Martorana e la Cappella Palatina; armoniche, belle e “varie” internamente ed esternamente alcune chiese come San Giovanni degli Eremiti, San Cataldo, la “Magione”, il “Vespro” o la maestosa Cattedrale.

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Lo splendore fin qui descritto venne offuscato con la successiva dominazione, cui la popolazione locale si ribellò nel 1282 con la rivolta popolare dei Vespri, riuscendo a liberarsi dell’opprimente giogo Angioino. Palermo riacquistò gli antichi fasti sotto gli Aragonesi, anche se solo parzialmente e in maniera discontinua ed altalenante nel tempo. 
A Palermo l’edificazione dei Palazzi Chiaramonte e Sclafani dimostra tuttavia che la tradizione artistica ed architettonica delle costruzioni continuò a permanere tipicamente “normanna” fino al XIV sec. Dal ‘400 inizia progressivamente ad affermarsi lo stile più prettamente gotico-catalano particolarmente evidente nei Palazzi dell’epoca Abatellis ed Aiutamicristo o nella chiesa di Santa Maria della Catena. L’aspetto barocco, che si è imposto (e sovrapposto) ai precedenti stili, risulta oggi la più diffusa ed evidente testimonianza artistica, architettonica e stilistica del passato palermitano. Alcune strutture di questo periodo, come gli oratori della Santa Zita, San Lorenzo e del Rosario, nel ‘700 sono state ulteriormente abbellite dalla mirabile opera scultorea di Giacomo Serpotta con raffigurazioni plastiche in stucco. 
Anche la topografia e la toponomastica odierna risentono della storica presenza iberica. A due Viceré Spagnoli infatti si deve l’apertura delle due strade rettilinee che si intersecano fra loro ad angolo retto presso Piazza Vigliena (detta anche dei Quattro Canti) e che, idealmente, dividono la città in quattro quartieri. Il duca di Toledo (in carica dal 1565-1566) fu promotore del tracciato dell’antico Cassaro (da el Kasr, il castello) l’attuale via Vittorio Emanuele che dalla marina conduce a piazza dei Normanni. Al Maqueda, governatore della Sicilia dal 1598 al 1601, si deve invece l’omonima perpendicolare che corre parallelamente al mare. 
E’ proprio piazza dei Quattro Canti (detta anche “Teatro del Sole” perché stando al centro di essa si riesce ad osservare interamente il quotidiano cammino del sole) il vero centro storico di Palermo, il punto da cui comunque potrebbe partire un appagante ed esaustivo itinerario turistico, culturale, storico, artistico ed architettonico della città, qualunque fosse la direzione prescelta. E’ infatti in quest’area del centro storico che si concentra la maggior parte dei monumenti che testimoniano le diverse fasi storiche, artistiche e culturali del sito e dove si ritrovano le più tipiche espressioni di vita e di costume locali.

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La città di Palermo può essere ancora considerata divisibile in due sezioni omogenee per ragioni architettoniche prendendo come riferimento la centralissima via Cavour che dal porto giunge al Teatro Massimo proseguendo poi col nome di via Volturno. In questo caso, l’ideale suddivisione permette di notare che a sud la parte più antica, un tempo delimitata dalle mura medioevali, presenta una pianta irregolare con vie strette, mentre a nord - nelle vicinanze del porto e lungo il prolungamento di via Maqueda (via Ruggero Settimo e viale della Libertà) - si estende la parte più moderna fatta di isolati geometrici e rettangolari, separati da larghe strade, sviluppatasi a partire dalla fine dell’800 e soprattutto dall’ultimo dopoguerra. 
La più importante festa popolare-religiosa è “u Fistinu” dedicato della patrona cittadina, Santa Rosalia che si tiene dal 10 al 15 luglio, con processioni religiose, sfilate in costume, luminarie e spettacoli pirotecnici in mare. Altro appuntamento sacro di rilievo è la processione dei Misteri rappresentazione tipica del periodo Pasquale che si svolge con figuranti in costume presso le vicine località di Partanna e Mondello. Dal punto di vista più prettamente economico-commerciale va citata la Fiera campionaria del Mediterraneo che si tiene nel periodo maggio-giugno.
A Palermo tra le manifestazioni di maggiore importanza culturale, vanno menzionate la stagione lirica del Teatro Massimo, uno dei più importanti a livello nazionale, la programmazione sinfonica e concertistica delle varie sale da concerto della città, il festival della musica sacra, la stagione teatrale all’aperto a Villa Castelnuovo o quella di prosa, senza dimenticare i caratteristici spettacoli dei pupi nei loro piccoli teatrini, spesso ambulanti.
A Palermo tra gli eventi sportivi rilievo internazionale che si tengono ogni anno nel capoluogo isolano, particolarmente noti sono il rally automobilistico “targa Florio”, i campionati di tennis, il concorso ippico, e il Trofeo Trinacria, coppa del mondo di sciabola. In passato, lo stadio “La Favorita” di Palermo ha anche ospitato i campionati mondiali di calcio. Una visita abbastanza accurata della città richiede almeno un paio di giorni ed è consigliabile effettuarla prevalentemente a piedi per godere appieno delle numerose e meravigliose espressioni artistiche ed architettoniche che custodisce. Ma è consigliabile anche per confondere i sensi con il suo caotico e straordinario scorrere del tempo, per percepire i suoi rumori e i suoi silenzi, per respirare i suoi odori e i suoi profumi, per constatare lo spirito e la vita pulsante della sua gente, per lasciarsi coinvolgere dalle intense emozioni che riesce a trasmettere, per rimanere affascinati da una città sospesa tra la cruda modernità ed i fasti del suo passato.


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